Laura ha dieci anni, adora andare in bicicletta e ha una curiosità infinita per come funziona il corpo umano. Le piace chiedersi perché il cuore batte, come fanno i muscoli a muoversi e in che modo il cervello manda messaggi a tutto il corpo. Un giorno, però, mentre sta giocando, inizia a sentire uno strano formicolio alla mano, come se mille formicuzze invisibili ci ballassero sopra. All’inizio prova a non pensarci, ma quella sensazione continua a tornare. I suoi genitori decidono allora di portarla dal Dottor Lumen, un medico conosciuto per il suo modo gentile di spiegare le cose ai bambini. Nel suo studio c’è anche un assistente speciale: Algos, un computer luminoso che sembra un pezzo di stella caduta. Algos è un’intelligenza artificiale. Può leggere milioni di analisi in pochissimo tempo, confrontare movimenti, immagini e dati, e aiutare il medico a vedere dettagli che un occhio umano potrebbe non notare subito. Il Dottor Lumen accende Algos. Laura muove lentamente la mano, apre e chiude le dita, mentre il computer osserva i piccoli segnali del suo corpo. Sullo schermo appaiono luci, linee e mappe colorate. Dopo pochi istanti, Algos trova una possibile spiegazione: un piccolo nervo si è “addormentato” e sta mandando segnali confusi alla mano di Laura. Non è qualcosa di spaventoso, ma va capito e curato con attenzione. Poiché Algos ha svolto rapidamente la parte più difficile dell’analisi, il Dottor Lumen non deve passare tutto il tempo a scrivere al computer. Spegne lo schermo, si siede accanto a Laura e le dice: “Algos mi ha dato la mappa, ma ora io e te dobbiamo fare il cammino insieme.” Il Dottore le spiega con dei disegni cosa sta succedendo nella sua mano, le mostra come un nervo può inviare messaggi al cervello e le insegna piccoli esercizi per aiutarlo a svegliarsi bene. Poi le stringe delicatamente la mano, che ormai pizzica molto meno, e le regala un adesivo a forma di razzo per il suo coraggio. Laura torna a casa più tranquilla e felice. Non è guarita solo perché un computer ha trovato una risposta veloce, ma perché qualcuno si è seduto accanto a lei, l’ha ascoltata e le ha spiegato tutto con pazienza. Da quel giorno capisce una cosa importante: l’intelligenza artificiale può essere il super-occhiale del medico, capace di vedere meglio e più in fretta. Ma il cuore della cura resta umano.







